Negli ultimi anni i conti pubblici italiani hanno tenuto banco nel dibattito europeo, e i numeri del 2025 non lasciano spazio a mezze misure: con un rapporto debito/PIL al 137,1%, l’Italia si conferma la seconda economia più indebitata dell’Unione Europea. Un dato che riguarda da vicino ogni contribuente, perché dietro quelle percentuali ci sono le tasse di oggi e di domani. Vediamo cosa dicono i numeri ufficiali e cosa cambia per il futuro.

Debito/PIL 2025: 137,1% ·
Deficit/PIL 2025: 3,1% ·
Debito nominale: 3.096 mld € ·
Posizione UE: 2° dopo Grecia ·
Saldo primario: 0,8% PIL

Panoramica rapida

1Fatti confermati
2Cosa resta incerto
  • Se e quando il rapporto debito/PIL diminuirà significativamente
  • Tempistiche per l’uscita dalla procedura di infrazione UE
  • Impatto effettivo dei nuovi impegni NATO sui bilanci futuri
3Segnale temporale
  • 2025: debito 137,1% PIL, deficit 3,1% (EUNews)
  • 2024: debito 134,7% PIL, deficit 3,4% (EUNews)
  • Fine 2026: FMI prevede sorpasso Grecia (EUNews)
4Cosa viene dopo
  • Pacchetto di primavera UE atteso per il 3 giugno
  • Decisione finale sulla procedura di infrazione
  • Possibile sorpasso della Grecia nel rapporto debito/PIL entro il 2026
Indicatore Valore 2025 Fonte
Debito/PIL Italia 137,1% Eurostat via Sky TG24
Debito nominale 3.096 mld € TGCOM24
Posizione nell’UE 2° dopo Grecia Sky TG24
Deficit/PIL 3,1% TGCOM24
Saldo primario 0,8% PIL Adnkronos
Spesa pubblica 51,2% PIL Adnkronos
Entrate pubbliche 48,1% PIL Adnkronos
PIL italiano 2.258 mld € Adnkronos

Qual è il debito attuale dell’Italia?

I dati Eurostat per il 2025 fotografano una situazione che non lascia margini di interpretazione: il debito pubblico italiano ha raggiunto il 137,1% del prodotto interno lordo, in crescita rispetto al 134,7% del 2024. In termini assoluti, si parla di 3.096 miliardi di euro, contro i 2.967 miliardi dell’anno precedente.

A pesare sui conti italiani sono stati in particolare gli aggiustamenti legati all’impatto contabile dei bonus edilizi e delle misure di sostegno: secondo le fonti raccolte, oltre 51 miliardi di euro di voci straordinarie hanno contribuito a gonfiare il debito nominale.

Perché i numeri contano

Ogni punto percentuale di debito/PIL corrisponde a circa 22,6 miliardi di euro. Significa che quei 2,4 punti in più rispetto al 2024 equivalgono a un incremento di circa 54 miliardi di euro nel carico debitorio complessivo.

Sul fronte del deficit, l’Italia ha registrato un indebitamento netto del 3,1% del PIL nel 2025, in diminuzione rispetto al 3,4% del 2024 — un miglioramento di 4,4 miliardi di euro in termini assoluti. Tuttavia, il dato resta sopra la soglia critica del 3% fissata dalle regole europee.

La Commissione europea aveva previsto un deficit italiano del 3% al termine del 2025, ma Eurostat ha certificato un dato più alto del previsto (EUNews). E c’è un dettaglio tecnico che in pochi conoscono: per scendere ufficialmente sotto la soglia del 3%, il deficit deve essere inferiore al 2,95%, a causa delle regole di arrotondamento di Eurostat.

Nota della redazione

Le stime di Eurostat sul debito italiano nel 2025 sono state confermate anche dall’Istituto nazionale di statistica.

Il saldo primario — la differenza tra entrate e spese al netto degli interessi sul debito — si è rivelato positivo e pari allo 0,8% del PIL, con un miglioramento di 0,3 punti percentuali rispetto al 2024. Un segnale positivo, che però non basta a invertire la rotta del rapporto debito/PIL.

L’implicazione è semplice ma grave: l’Italia continua a produrre debito più velocemente di quanto cresca la sua economia. Per ogni euro di ricchezza prodotta, lo Stato spende — in media — 51,2 centesimi, a fronte di entrate che coprono solo 48,1 centesimi.

Quanto è il debito pubblico per ogni italiano?

Per comprendere la dimensione del debito pubblico in termini concreti, basta un calcolo approssimativo: dividendo i 3.096 miliardi di euro per i circa 59 milioni di abitanti, si ottiene una quota pro capite che si avvicina ai 52.000 euro. Ogni cittadino — neonati compresi — porta sulle spalle un pezzo di quel debito.

Un modo diverso di guardare allo stesso dato: se si considerasse il debito come un mutuo da ripagare, ogni famiglia italiana di quattro persone dovrebbe teoricamente circa 208.000 euro. Una cifra che nessun bilancio familiare potrebbe sostenere, e che spiega perché il debito pubblico non possa essere “ripagato” in senso stretto — va gestito, rinnovato, e tenuto sotto controllo.

Il paradosso

Il debito italiano è così alto che il solo pagamento degli interessi assorbe risorse che potrebbero essere destinate a sanità, scuola o infrastrutture. Nel 2025, la spesa per interessi si è mantenuta tra le più elevate d’Europa.

Il debito pro capite non è solo un numero simbolico: incide sulla sostenibilità fiscale del Paese, sulle scelte di bilancio future e sulla capacità dello Stato di rispondere a crisi impreviste. Più il debito cresce, più il margine di manovra si restringe.

Quando diminuirà il rapporto debito/PIL?

Le proiezioni più recenti non offrono motivi di ottimismo. Il Fondo Monetario Internazionale stima che alla fine del 2026 il rapporto debito/PIL dell’Italia raggiungerà il 138,4%, contro il 136,9% previsto per la Grecia. In altre parole: nel giro di due anni, l’Italia rischia di superare anche Atene nella classifica dei Paesi più indebitati d’Europa.

L’Italia rimane sopra la soglia critica del 3% del deficit/PIL e non esce dalla procedura europea per disavanzo eccessivo (TGCOM24). Undici Paesi dell’Unione Europea si trovano nella stessa condizione nel 2025.

Cosa guardare

Il Pacchetto di primavera della Commissione europea, atteso per il 3 giugno, deciderà le sorti della procedura italiana. Un eventuale apertura del procedimento di infrazione potrebbe portare a sanzioni formali.

Il rapporto debito/PIL italiano è rimasto sostanzialmente stabile intorno al 137% nell’ultimo decennio, senza mai scendere significativamente sotto quella soglia. Per abbassarlo in modo consistente servirebbero o una crescita economica sostenuta nel tempo, o un avanzo primario strutturale — ovvero un surplus delle casse statali al netto degli interessi — abbastanza grande da generare disavanzo negativo.

Il saldo primario positivo dello 0,8% registrato nel 2025 è un passo nella direzione giusta, ma insufficiente. Per ogni punto di riduzione del rapporto debito/PIL, servirebbero circa 22,6 miliardi di euro di avanzo primario aggiuntivo — una cifra che richiederebbe tagli drastici alla spesa o aumenti fiscali impopolari.

La tendenza degli ultimi anni suggerisce che senza riforme strutturali significative, il rapporto resterà ancorato a questi livelli. E con i nuovi impegni NATO — circa 12 miliardi di euro nei prossimi tre anni — il margine di manovra si riduce ulteriormente.

Chi ha più debiti in Europa?

Sei Paesi europei registrano un rapporto debito/PIL superiore al 100%: la Grecia guida la classifica al 146,1%, seguita dall’Italia al 137,1%. Più staccati troviamo Francia (115,6%), Belgio (107,9%) e Spagna (100,7%). A dodici Paesi dell’Unione — inclusa l’Italia — supera la soglia del 60% fissata dal Patto di Stabilità.

Paese Debito/PIL 2025 Debito/PIL 2024 Variazione
Grecia 146,1% 154,2% ↓ -8,1 pp
Italia 137,1% 134,7% ↑ +2,4 pp
Francia 115,6% 112,6% ↑ +3,0 pp
Belgio 107,9% n.d.
Spagna 100,7% n.d. ↑ +2,4 pp
Francia 115,6% n.d. ↑ +3,0 pp
Romania n.d. n.d. Deficit: -7,9%
Polonia n.d. n.d. Deficit: -7,3%

L’Italia reduce i disavanzi più elevati nell’Unione: Romania (-7,9%), Polonia (-7,3%), Belgio (-5,2%) e Francia (-5,1%) mostrano squilibri fiscali più profondi in termini di deficit, ma il rapporto debito/PIL italiano resta il secondo più alto d’Europa.

All’estremo opposto, Estonia (24,1%), Lussemburgo (26,5%) e Danimarca (27,9%) mostrano come sia possibile gestire un’economia con un debito pubblico minimo. La differenza con l’Italia è soprattutto strutturale: questi Paesi hanno sistemi fiscali più snelli, spese pubbliche più contenute e, in alcuni casi, risorse naturali che alimentano le entrate.

Il sorpasso in arrivo

La Grecia, nonostante mantenga il primato del debito/PIL, sta riducendo il proprio rapporto: dal 154,2% del 2024 al 146,1% del 2025. L’Italia, al contrario, continua a salire. Le proiezioni FMI indicano il sorpasso entro il 2026.

What this means: l’Italia non solo non riesce a ridurre il proprio debito, ma sta progressivamente colmando il divario con il Paese che la precede, senza alcuna strategia credibile di contenimento.

Quando l’Italia ha perso la tripla A?

Il downgrade del rating italiano — la perdita della tripla A, il voto più alto per l’affidabilità creditizia — risale alla crisi del debito sovrano europeo del 2011-2012. Dopo quella data, le agenzie di rating hanno progressivamente abbassato il giudizio sull’Italia, e il Paese non è mai più riuscito a recuperare quel livello.

La conseguenza immediata della perdita del rating più alto è stato un aumento dei costi di finanziamento: quando gli investitori ritengono più rischioso prestare soldi a un Paese, chiedono tassi d’interesse più alti. Per uno Stato con un debito di oltre 3.000 miliardi di euro, anche un incremento di pochi basis point si traduce in miliardi di euro di interessi aggiuntivi all’anno.

L’Italia paga oggi tassi più alti di Paesi con rating migliori, e questo crea un circolo vizioso: più si paga di interessi, più il bilancio è appesantito, meno margini restano per la crescita, e il rating non migliora.

Non è un caso che il saldo primario positivo — quel raro 0,8% del PIL registrato nel 2025 — sia una buona notizia proprio perché indica che, al netto degli interessi, lo Stato italiano produce un surplus. Ma quel surplus viene consumato dagli interessi stessi, che nel 2025 sono rimasti elevati.

Cronologia rating

  • 2011: Prime agenzie abbassano il rating dell’Italia durante la crisi del debito sovrano
  • 2012: downgrade multipli portano l’Italia a livelli inferiori alla tripla A
  • 2013-2020: rating stabilizzato su livelli medio-alti, ma mai recuperata la tripla A
  • 2024-2025: conferma dei rating esistenti, con outlook stabile

Conseguenze sui costi

Il differenziale di rendimento tra Bund tedeschi e BTP italiani — lo spread — è un termometro diretto di quanto il mercato si fida dei conti italiani. Negli anni più difficili, lo spread ha superato i 500 punti base. Oggi si attesta su livelli più contenuti, ma comunque superiori a quelli di altri grandi Paesi europei.

Ogni 100 punti base di spread in più, su un debito di 3.096 miliardi con scadenze medie di circa 7 anni, si traduce in un aggravio di circa 2 miliardi di euro all’anno in più di interessi. È un costo che si aggiunge a quello già elevato del debito esistente e limita le risorse disponibili per investimenti e servizi.

Linea temporale

  • — Debito nominale a 2.862,31 miliardi €, rapporto debito/PIL al 137,25%
  • — Rapporto debito/PIL al 134,7%, deficit al 3,4%
  • — Rapporto debito/PIL al 137,1%, deficit al 3,1%, entrata in procedura di infrazione
  • — Pacchetto di primavera UE: decisione sulla procedura di infrazione italiana
  • — Proiezione FMI: Italia al 138,4% PIL, sorpasso della Grecia

Cosa sappiamo e cosa no

Fatti confermati

  • Debito pubblico italiano al 137,1% del PIL nel 2025 secondo Eurostat
  • Deficit al 3,1% nel 2025, sopra la soglia UE del 3%
  • Italia seconda in Europa dopo Grecia per rapporto debito/PIL
  • Debito nominale a 3.096 miliardi di euro nel 2025
  • Saldo primario positivo allo 0,8% del PIL
  • Grecia in calo dal 154,2% al 146,1% del PIL
  • Francia in crescita dal 112,6% al 115,6% del PIL

Cosa resta incerto

  • Se e quando il rapporto debito/PIL inizierà a scendere in modo sostenuto
  • Quando l’Italia uscirà dalla procedura di infrazione europea
  • Se i 12 miliardi di euro per la NATO saranno realmente stanziati e a quanto ammontareranno nel bilancio
  • L’impatto preciso del sorpasso greco sulla percezione dei mercati

Le voci dei protagonisti

L’Italia nel 2025 registra un debito pubblico più alto delle attese, attestandosi al 137,1% rispetto al 136,4% previsto dalla Commissione europea nelle previsioni di autunno.

— EUNews (su dati Eurostat)

Il saldo primario italiano nel 2025 è risultato positivo e pari allo 0,8% del PIL, con un miglioramento di 0,3 punti percentuali rispetto al 2024 — un segnale di disciplina fiscale, ma insufficiente a compensare l’onere degli interessi.

— Adnkronos

In sintesi: L’Italia è il secondo Paese più indebitato d’Europa, con un rapporto debito/PIL al 137,1% nel 2025 che non accenna a diminuire. Per i cittadini, significa che una quota consistente delle tasse va a coprire gli interessi sul debito invece che finanziare servizi. Per il governo, la scelta è chiara: rilanciare la crescita economica per aumentare il denominatore, o tagliare la spesa in settori già sotto stress — terza opzione non pervenuta.

Letture correlate: PIL Italia · UE e Italia rapporti

Secondo le ultime proiezioni Eurostat 2025, il rapporto debito/PIL italiano toccherà il 137,1% nel 2025, posizionando l’Italia al secondo posto dopo la Grecia.

Domande frequenti

Qual è il deficit PIL Italia 2025?

Il deficit/PIL dell’Italia nel 2025 è pari al 3,1% del prodotto interno lordo, in diminuzione rispetto al 3,4% del 2024. Il dato resta sopra la soglia critica del 3% fissata dalle regole europee.

Come si calcola il debito pro capite?

Il debito pro capite si ottiene dividendo il debito pubblico nominale per il numero di abitanti. Con 3.096 miliardi di euro di debito e circa 59 milioni di residenti, la quota si avvicina ai 52.000 euro per cittadino.

Quali sono le fonti ufficiali sul debito pubblico?

Le fonti principali sono Eurostat, l’Istituto nazionale di statistica (Istat), il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e le agenzie di rating. Per questo articolo i dati fanno riferimento a Eurostat e fonti giornalistiche che citano i comunicati ufficiali.

Il debito italiano è sostenibile?

La sostenibilità del debito dipende da vari fattori: il costo degli interessi, la crescita economica e la capacità di finanziare il debito stesso. L’Italia paga interessi più alti della media europea a causa del rating e dello spread, ma il debito è ancora considerato sostenibile perché l’eurozona continua a comprare titoli italiani.

Come influisce la perdita tripla A?

La perdita della tripla A — avvenuta nel 2011-2012 durante la crisi del debito sovrano — ha fatto aumentare i costi di finanziamento per l’Italia. Oggi il Paese paga tassi più alti di Nazioni con rating migliori, e questo si traduce in miliardi di euro in più di interessi ogni anno.

Quali fattori tengono stabile il debito/PIL?

Il rapporto debito/PIL dipende da tre fattori: il saldo primario (differenza entrate-uscite al netto degli interessi), il tasso di interesse reale sul debito e il tasso di crescita economica. Nel 2025 il saldo primario positivo (0,8% PIL) non basta a compensare gli interessi e la crescita modesta.

Differenza tra debito nominale e rapporto debito/PIL?

Il debito nominale (3.096 miliardi di euro) è la cifra assoluta dovuta agli investitori. Il rapporto debito/PIL (137,1%) esprime quella cifra come percentuale della ricchezza prodotta annualmente. Se il PIL cresce più del debito, il rapporto scende — e viceversa.